martedì 31 maggio 2011

Amico a 5 stelle, corso LAV/Comune di Pordenone

 La LAV e il Comune di Pordenone, in collaborazione con l'Ordine dei Medici Veterinari della Provincia di Pordenone e l'Azienda per i Servizi Sanitari n° 6, hanno istituito il primo



 
“Corso base teorico pratico per proprietari di cani”.

Il corso, che si terrà il 4 e il 5 giugno presso la bastia del Castello di Torre, si prefigge di aiutare i cittadini a gestire, neutralizzare e prevenire l'insorgere di comportamenti aggressivi nell'animale, di assicurare una adeguata conoscenza della normativa a tutela degli animali e degli obblighi legislativi relativi alla loro custodia.


Sono previste cinque sessioni didattiche teoriche per un totale di dieci ore di lezione tenute da veterinari 
formati, un intervento dell'Avv. Michela De Marchi, legale di riferimento LAV, e una lezione teorico-pratica tenuta dal Dott. Roberto Marchesini, seguita da un percorso interattivo con i cani tenuto da educatori cinofili presso la limitrofa area di socializzazione per cani.

Per informazioni si può contattare l'Ufficio Tutela Animali del Comune di Pordenone (tel. 0434 392603 begin_of_the_skype_highlighting              0434 392603      end_of_the_skype_highlighting o scrivendo a paola.ortone@comune.pordenone.it, oppure contattare Guido Iemmi della LAV locale al numero 320 4795023 begin_of_the_skype_highlighting              320 4795023      end_of_the_skype_highlighting,
e-mail: lav.pordenone@lav.it).
Per conoscere il programma del corso nel dettaglio basta cliccare qui.

Amico a cinque stelle - Corso LAV Pordenone

Verona, parco faunistico finisce sotto sequestro

30/05/2011

Sette rapaci tra i quali tre gufi reali, falchi, barbagianni, due linci, tre lupi e due istrici sono stati posti sotto sequestro dal Corpo Forestale dello Stato, su segnalazione della LAV: è accaduto al parco «Al Bosco» di Romagnano di Grezzana (Verona), dopo una lunga fase di accertamenti. Il provvedimento di sequestro è stato firmato dal gip Monica Sarti su richiesta del pm Paolo Sachar,
Bruno proprietario del parco
e ora i due titolari del Parco, un uomo e una donna, dovranno rispondere di detenzione di animali incompatibile alla natura e di maltrattamenti.



La LAV intende costituirsi parte civile nel procedimento, per garantire giustizia a questi animali che ora sono stati trasferiti in altre strutture mentre quelli rimasti nel Parco sono stati dati in affido giudiziario a una veterinaria del distretto dell'Asl di Grezzana.

domenica 29 maggio 2011

Quattro miliardi (erano) tutti per noi: giù le mani dai fondi generati dall'aumento dell'età pensionabile delle donne

SOTTOSCRIVI L'APPELLO "QUATTRO MILIARDI (ERANO) TUTTI PER NOI"
Appello congiunto di: A.F.F.I., Amiche ABCD, Arcidonna, Aspettare Stanca, CEMP (Milano, Consultorio familiare privato Laico), Cittadinanza Attiva, Corrente Rosa, Diversamente Occupate, Donne della Banca d’Italia, Donne in Quota, Donne in volo, Filomena, Gruppo Maternità & Paternità, Innovatori Europei, Leipuò, Lucy e Le altre, Ozio Creativo Society, PariMerito, Pari o Dispare, Rete per la Parità, Udi Nazionale, Usciamo dal silenzio, Valore D

E’ in atto un grave furto alle donne italiane, che rischia di passare inosservato.

Il Governo, con l'aumento dell’età pensionabile delle donne nel pubblico impiego (come da standard europei), si era impegnato ad utilizzare i risparmi che ne derivano - 4 miliardi circa in dieci anni - per interventi dedicati a favorire l’inclusione delle donne nel mercato del lavoro, per la conciliazione fra tempi di vita e tempi di lavoro e per il fondo non autosufficienza.

sabato 28 maggio 2011

Vespa e il décolleté della Avallone



L'articolo è un pochino datato e lungo (cercate di perseverare nella lettura!), alcune trasmissioni televisive non ci sono più, come "Festa Italiana" (meno male, anche se alla Balivo Caterina hanno dato spazio durante il pomeriggio di Raidue con una trasmissione simil trash), comunque l'articolo è attualissimo sulla condizione delle donne in Italia. Su Vespa mi viene solo lo schifo, sembra proprio che sia di "moda" essere un vecchio maiale!

di Sabrina Ambrogi

La polemica nata dall’uscita di Vespa, che si complimentava per il decolleté di Silvia Avallone  vincitrice del Campiello 2010 opera prima, esalta ancora meglio la posizione  dell’Italia in Europa e nel mondo come uno degli ultimi  paesi per le Pari Opportunità, e quindi come modernità, essendo quest’ultima  valutabile appunto dal ruolo delle donne nella società e dai simboli che tale  società produce.

Così un vecchio signore con il ruolo di conduttore (fin troppo facile ricordare il politico che gli corrisponde) che si complimenta con una giovane donna, in un contesto culturale pubblico, per un dato accessorio come quello estetico, è fortemente simbolico e rilevante sul piano politico.

Del resto l’anno scorso Rai Uno pubblicizzò Miss Italia con questo slogan: “la bellezza è talento”.

E come al solito, quando si parla di donne e c’è da difendere il sottosviluppo, Sgarbi è sempre in prima linea a pasticciare argomenti elevati (mai approfonditi) e discorsi da osteria, a confondere gli effetti con le cause, soffermandosi solo sul pezzettino di verità che gli fa comodo.(..)

Non c’è un solo magazine (ricordiamo che il magazine del premier, Chi, vende 800.000 copie, assai più di Repubblica, che ne vende solo 600.000), o una sola trasmissione televisiva da milioni di spettatori che fanno impallidire ogni Santoro e Floris del mondo, che non si occupi esclusivamente e ossessivamente di bellezza femminile, di gambe e di parti del corpo di donne, di carne appunto, come ha detto Michela Murgia.

In un paese bruciato dal sole

di Bill Bryson
ed. TEA, Collana: Avventure 
data di uscita: 17/01/2003
pp. 378, € 8,60

Armato di taccuino e di una dose inesauribile di entusiasmo, Bryson ha attraversato in treno l'interno desertico dell'Australia, da Sydney a Perth, lungo la leggendaria Indian Pacific, la linea ferroviaria più lunga del pianeta. Un libro che è insieme reportage, racconto, romanzo e guida turistica.
 

Di Bill Bryson ho letto molti libri apprezzando la sua ironia e il distacco tutto britannico ( almeno quello convenzionale! ) nell'affrontare le cose anche quelle più complicate. Una guida dell'Australia ricca di  aneddoti e storie che non troviamo  nelle guide tradizionali. Un viaggio vissuto in prima persona che fa riflettere ma anche sorridere e ridere. Io almeno mi sono divertita molto a leggerlo al punto che l'ho letto due volte e credo che troverò il tempo per leggerlo ancora. Mi è venuta voglia di visitare l'Australia , un paese magnifico  così diverso  dal mondo occidentale di cui tuttavia fa parte culturalmente. Pensiamo alla lingua e alle sue città, ma tutto da scoprire. Spesso le contraddizioni fanno parte del fascino di un luogo come in questo caso.Luna

venerdì 27 maggio 2011

Il sindaco di New York chiede i matrimoni gay

«La quasi uguaglianza non è uguaglianza», ha detto Bloomberg

 27 maggio 2011

 


Ieri il sindaco di New York, Michael Bloomberg, ha chiesto una nuova legge per consentire il matrimonio tra persone dello stesso sesso. «È arrivato il momento di consentire a milioni di uomini e donne di diventare pienamente membri della famiglia americana, dobbiamo continuare il cammino iniziato dai nostri padri fondatori». Durante il suo discorso alla università Cooper Union di Manhattan, Bloomberg ha ricordato Stonewall, il locale di New York che nel 1969 vide nascere la prima resistenza gay alle vessazioni della polizia, e nel cui anniversario si celebra ogni anno il gay pride.
Il sindaco di New York ha parlato sull’altro lato della strada di Manhattan in cui oltre 150 anni fa Abraham Lincoln tenne uno storico discorso contro la schiavitù che gli guadagnò il consenso dei leader repubblicani e favorì la sua candidatura alle elezioni presidenziali.  
 «Oggi la maggioranza degli americani è a favore del matrimonio gay e sempre di più le persone giovani tendono a vedere il matrimonio gay come negli anni Sessanta si vedevano i diritti civili», ha aggiunto Bloomberg «La prossima grande barriera della nostra generazione è il divieto sui matrimoni gay. Non è una questione di se, è una questione di quando».
Durante la sua prima campagna elettorale Bloomberg non si era mai pronunciato apertamente sul tema del matrimonio gay. Soltanto con la sua ricandidatura nel 2005 decise di prendere una netta posizione in favore. «Quando incontro un newyorkese che è gay o quando parlo con i membri del mio staff che sono gay non riesco a dirgli che lo stato di New York si sta comportando bene con loro», ha spiegato ieri. «Quando guardo mia nipote negli occhi, Rachel, non riesco a dirle che è giusto che il suo stato non le consenta di sposarsi. Le unioni civili non sono abbastanza. Nella nostra democrazia, la quasi uguaglianza non è uguaglianza». Il senato dello stato di New York aveva respinto una proposta di legge sui matrimoni gay nel 2009.


Monsanto ammette il flop del cotone Bt

Lunedì 23 maggio abbiamo pubblicato un post dove descriveva la condizione dei contadini indiani costretti ad indebitarsi per acquistare i semi di cotone geneticamente modificati, vendutagli dalle multinazionali, in particolare Monsanto.
Navigando in internet alla ricerca di altre notizie ho trovato un articolo ormai datato ma ricco di informazioni.

di Daniela Cipolloni 10 Aprile 2010

Per la prima volta la multinazionale biotech conferma quello che in India i contadini denunciano da tempo: il cotone BT è una fregatura: è vulnerabile agli insetti e comporta un massiccio ricorso agli insetticidi. Ma dietro la “presa di coscienza” potrebbe nascondersi solo un’operazione di marketing

Di fronte ai campi infestati dagli insetti, gli scienziati della Monsanto non hanno potuto negare l’evidenza: il cotone Bt, geneticamente modificato, non è immune all’attacco dei parassiti. I test di controllo eseguiti nel 2009 in diverse coltivazioni della regione indiana dello Gujarat lo hanno confermato: la varietà di cotone transgenico (nel quale è stato inserito il gene del batterio Bacillus thuringensis, da cui il nome Bt, che produce una tossina contro gli insetti) non conferisce alla pianta la resistenza promessa dai parassiti. Peggio: può aumentare la resistenza degli insetti, rendendoli più aggressivi e nocivi.

È emerso, in particolare, che le piantagioni gm sono prese d’assalto dal “verme rosa del cotone”, la larva di una farfalla che devasta il raccolto come la peste. Una vera beffa per i contadini che spendono di più per comprare ogni anno le sementi coperte da brevetto, spesso indebitandosi fino al collo. In molti si sono rovinati la vita. L’impressionante ondata di suicidi registrata negli ultimi dieci anni tra gli agricoltori delle comunità rurali (si calcola che circa 200 mila si siano tolti la vita) è spesso legata all’impossibilità  di assolvere i debiti con le banche per aver investito nel prodotto della Monsanto.

 

Dopo l'“outing” la multinazionale biotech si è affrettata a specificare che il problema sarebbe isolato alla regione dello Gujarat (ma è curioso che gli insetti si accaniscano esclusivamente sulle piantagioni di quella zona). A propria parziale discolpa, la Monsanto afferma anche che il flop sarebbe dovuto all’uso di semi Bt illegali, piantati prima dell’approvazione del prodotto nel 2002, e dagli errori nelle modalità d’uso. Seppur tra mille distinguo, il fatto resta storico: per la prima volta l’azienda ammette l’inefficacia della tossina Bt in una pianta gm in uno dei campi sparsi per il mondo.

La doggy-bag arriva in alcuni ristoranti e pizzerie di Milano: mai più sprechi e proventi devoluti agli amici quattro zampe

In America nei fast-food, nei ristoranti cinesi e anche nei gourmet di lusso quando alla fine della cena rimane qualcosa nei piatti (evento frequente, visto le porzioni big-size), il cameriere chiede al cliente se desidera la doggy-bag (borsa per il cane).
Si tratta di una scatola di cartone o di plastica, a volte un sacchetto, dove mettere gli avanzi del pasto da portare a casa. La «borsa per il cane» fa solo finta di essere tale: gli americani danno per scontato che spesso il cibo venga consumato il giorno dopo dal cliente.
Da noi non si usa e se qualcuno lo fa, chiede sottovoce al cameriere un po' di carta d'argento  dicendo che «a casa ho un pastore tedesco».
Le cose potrebbero cambiare. A Milano – capitale delle tendenze -  alcuni ristoranti, pub, fast-food e pizzerie hanno deciso di adottare un contenitore ad hoc per gli avanzi dei i clienti che desiderano evitare lo spreco di alimenti e  ridurre lo smaltimento dei rifiuti.

giovedì 26 maggio 2011

L'acqua (non) è una merce. Perché è giusto e possibile arginare la privatizzazione

L’acqua è ormai una merce? 
 
Con la benedizione di politici e media, l’acqua si appresta a diventare -da bene comune e diritto di tutti- un affare per pochi. Una torbida verità la cui fonte è la recente riforma dei servizi pubblici locali. Questo libro ricostruisce la storia della privatizzazione dell’acqua in Italia dal 1994 a oggi, dimostrando come e perché la gestione pubblica degli acquedotti può essere la più efficiente. Per tenere, come dice il prezioso testo inedito di Erri De Luca “il conto delle gocce”.

Nuova edizione aggiornata e ampliata. Prefazione di Roberto Burdese, presidente di Slow Food Italia

Luca Martinelli è giornalista e redattore del mensile “Altreconomia”. Tra i firmatari dei questi referendari contro la privatizzazione del servizio idrico integrato, ha svolto ricerche in ambito universitario sulla privatizzazione dei servizi pubblici locali. È anche autore di “Imbrocchiamola! Dalle minerali al rubinetto, piccola guida al consumo critico dell’acqua” (Altreconomia, 2011), libro ormai giunto alla quarta edizione, e di “Le conseguenze del cemento” (Altreconomia, 2011).

  ascolta l'intervista di Luca Martinelli a "Babel", Radio Popolare

  ascolta l'intervista di Luca Martinelli a Radio Vaticana


Dalla lettura di questo libro ho scoperto che tutta la faccenda è iniziata nel 1994 con l'introduzione della legge Galli (n.36/94). In particolare con la definizione di  un sistema tariffario basato sul principio del Full Recovery Cost , ove la tariffa corrisposta dal cittadino dovrebbe coprire non solo il costo del servizio, ma anche tutti i costi d'investimento. (pp.17)
Ne consiglio la lettura!!!






Imbrocchiamola! Dal rubinetto alle minerali, piccola guida al consumo critico dell'acqua"
(88 pagine, 4 euro), di Luca Martinelli, è il libro che smaschera i falsi miti sull’acqua di casa.

Torna in un’edizione aggiornata e con importanti novità un classico di Altreconomia Edizioni (75mila copie vendute!), “Imbrocchiamola!”, guida al consumo critico dell’acqua. Il nome riprende la fortunata campagna, a cui hanno aderito Legambiente, Comune di Milano, decine di ristoratori e altri enti. 

Un tema ancor più forte in vista dei referendum sul decreto Ronchi, per i quali sono state raccolte 1 milione e 400mila firme.
Lo spunto è una limpida verità: dal rubinetto del 96% degli italiani esce acqua potabile e sicura, ma siamo tra i maggiori consumatori al mondo di acqua minerale in bottiglia, abitudine gravosa per il portafoglio e insostenibile per l’ambiente.
 
Nelle prima parte si fa conoscenza con i “padroni dell’acqua”: pochi grandi gruppi che si contendono il mercato delle minerali in bottiglia a colpi di spot pubblicitari più volte dichiarati “ingannevoli”. Aziende che si dividono un mercato da oltre 3 miliardi di euro, mentre nelle casse pubbliche arrivano solo le gocce.
Non meno importante è una corretta lettura dell’etichetta, che consente finalmente un confronto tra l’acqua in bottiglia e quella del Sindaco, a tutto vantaggio del rubinetto e la spiegazione di quali controlli vengono eseguiti sugli acquedotti.


Mc Donald contro i nutrizionisti americani.

L'obesità infantile non preoccupa il colosso del fast food, che si difende: nei nostri menù ci sono sempre alternative salutari.


L'assemblea degli azionisti di McDonald si è conclusa con un secco niet alla lettera-appello firmata da 550 tra i più influenti nutrizionisti statunitensi, che chiedevano maggiore attenzione all'alimentazione dei più piccoli e, in primo luogo, l'addio al popolarissimo pagliaccio Ronald McDonald e la rinuncia ai gadget in omaggio, che accompagnano e pubblicizzano i pasti per i più piccoli. Per sostenere la loro richiesta, gli esperti avevano acquistato molte pagine di giornali e pubblicato annunci in cui si sottolineava come l'obesità infantile colpisca ormai il 17 per cento dei bambini americani e come questa situazione stia ponendo le basi per avere, nei prossimi anni, una generazione di malati cronici affetti da diabete, infarti, ictus, tumori e così via. 

Ma la mobilitazione non è servita e anzi, la decisione è stata accolta dagli applausi scroscianti degli azionisti: Ronald McDonald non è ancora pronto per la pensione, soprattutto perché secondo gli azionisti la libertà di scelta e la democrazia - niente di meno - non possono essere messi in discussione in nessun caso, neppure per tutelare la salute di milioni di bambini a rischio obesità. Il cliente - questa è la tesi di fondo - deve poter scegliere sempre e comunque.
 
Jim Skinner, direttore esecutivo dell'azienda, spiegando quanto accaduto ha ricordato che
“i genitori hanno la possibilità di chiedere la sostituzione della bevanda gassata e zuccherata offerta negli Happy Meals con il latte o con un succo di frutta, e quella di hamburger e patatine fritte con i nugget (crocchette di pollo anch'esse fritte) e mele a fette con caramello”, 
entrambe opzioni che fanno impazzire il conteggio delle calorie e che apportano quantità eccessive di grassi e zuccheri. Accanto a ciò, ha ricordato ancora Skinner, i ristoranti McDonald offrono ormai piatti più sani quali le insalate, alternative sufficienti a garantire libertà di scelta a genitori e figli. 

Ma Donald Ziegler, direttore del Prevention and Health Lifestyles dell'American Medical Association, relatore della lettera, ha sottolineato che anche le insalate e le pietanze a base di avena hanno quasi sempre troppi sali e grassi e che quindi occorre ripensare l'offerta rivolta ai più piccoli dalle fondamenta.

Ma la decisione su Ronald non è stata l'unica annunciata nell'assemblea: il gruppo sta infatti iniziando un restyling che sa di greenwashing, almeno fino a quando la composizione degli alimenti resterà quella attuale. 

I negozi sono infatti destinati sempre di più a diventare ristoranti accoglienti, salotti dell'hamburger analoghi a quelli del caffè di Starbucks, grazie a nuovi arredi che prevedono tavoli di legno al posto della formica, poltrone in finta pelle, luci e musica soffuse, Wi-fi gratuita per invogliare i ragazzi a restarvi a studiare, soffitti non più rossi e gialli ma di colori più scuri, e spazi verdi esterni. 

mercoledì 25 maggio 2011

Referendum il fantasma della democrazia

Mario Staderini, segretario dei Radicali italiani, appare vestito da fantasma per la tribuna referendaria in onda il 24 maggio 2011 su Rai Due alle 17.15. Al collo ha appeso un cartello dove c’è scritto: “Fantasma della democrazia, della legalità, dei referendum, dell’informazione”. Poi dichiara: “Hanno paura che il popolo sia informato sui quesiti referendari”.



Tg1, giornalista lascia la conduzione “Impossibile metterci la faccia”

Elisa Anzaldo scrive una lettera al direttore Augusto Minzolini per chiedere di essere sollevata dall'incarico di conduttrice del tg della notte. 

"Non posso rappresentare un telegiornale che ogni giorno rischia di violare i più elementari doveri dell'informazione pubblica: l'equilibrio, l'imparzialità, la correttezza, la completezza"

Il nuovo “problema” di Augusto Minzolini si chiama Elisa Anzaldo. “Caro direttore, Ti chiedo di essere sollevata dall’incarico di conduttrice del Tg1 della notte. Ritengo non sia più possibile per me rappresentare un telegiornale che, secondo la mia opinione, ogni giorno rischia di violare i più elementari doveri dell’informazione pubblica: l’equilibrio, l’imparzialità, la correttezza, la completezza…”. E’ l’ora di cena quando questa lettera arriva sulla bacheca del Tg1.

La giornalista documentava e denunciava alcuni episodi di “malainformazione”, dalle omissioni nel Rubygate, allo scarso peso dato ai manifesti anti-pm dell’ormai celebre Roberto Lassini: “Ancora ieri – scrive la Anzaldo – non abbiamo dato conto degli sviluppi dell’inchiesta Minetti-Fede-Mora. Domenica sera, 17 aprile, è stato “sfilato” alle 20 un pezzo pronto sui manifesti “Via le BR dalle procure completo in ogni sua parte, intervista a Lassini, parere del sindaco Moratti e di Pisapia, questione autosospensione di Lassini dalle elezioni comunali.

Max Paiella imita Alfonso Signorini

Max Paiella imita il giornalista Alfonso Signorini, direttore del settimanale "Chi" e di Sorrisi e Canzoni tv editi da Mondadori.
Recentemente ha concluso la sua trasmissione in seconda serata su Canale 5 "Kalispera". Ha partecipato come ospite fisso all'edizione 2009 e 2010 del Grande Fratello come opinionista, inoltre è ospite fisso alla trasmissione in onda il sabato pomeriggio su Canale 5 "Verissimo" condotto da Silvia Toffanin (compagna di Piersilvio Berlusconi).


Dalla trasmissione "Parla con me" condotta da Serena dandini

Max Paiella imita Cicchitto (umile servitore) da Milano

Chiccitto decide di prendere la residenza a Milano per aiutare la Moratti e Silvio...Cicchitto sempre umile servitore. Dalla puntata del 18 maggio 2011 a "Parla con me".

India, stop all'espulsione dei popoli indigeni dai parchi nazionali

I diritti dei Conservation refugees, gli ambientalisti e la tutela di tigri e biodiversità  


L'associazione Survival esulta: «Il governo indiano ha cancellato la sua controversa politica che prevedeva l'espulsione dei popoli indigeni dalle terre più ricche dal punto di vista naturalistico, da trasformare in parchi nazionali. Secondo le nuove proposte di legge, i popoli indigeni potranno essere espulsi solo previo il loro libero, informato e preventivo consenso».

Survival non molla e ha scritto al ministro indiano dell'ambiente e delle foreste, Jairam Ramesh, chiedendo che «La legge sia estesa anche alle riserve istituite per la protezione della tigre, le uniche rimaste oggi escluse dai nuovi regolamenti». Una cosa che non piacerà affatto al Wwf e ad altre Ong ambientaliste internazionali che denunciano l'espansione delle attività umane nelle aree protette, del bracconaggio ed i crescenti conflitti con le tigri.

Le associazioni protezionistiche hanno appoggiato l'espulsione dell'uomo dalle "aree naturalistiche critiche". Survival sottolinea che «Negli ultimi tempi, la tensione fra i difensori dei diritti degli 84 milioni di indigeni che vivono in India e gli ambientalisti miranti a liberare le aree protette dalla presenza dell'uomo, si era fatta molto aspra».

martedì 24 maggio 2011

Cosa succede se l’acqua va ai privati? Guardate questa bolletta


Il 12 ed il 13 giugno saremo chiamati ad esprimere il nostro voto sulla privatizzazione dell'acqua. Riportiamo la testimonianza di un cittadino che, con l’avvento dei privati, ha visto aumentare le tariffe dell’acqua di ben dieci volte.

Tra poco saremo chiamati ad esprimere il nostro voto sulla privatizzazione dell’acqua. Se ne dicono tante, che l’acqua comunque rimarrà pubblica, che l’ingresso dei privati migliorerà i servizi. Io mi permetto di rubarvi qualche minuto raccontandovi la storia di cui sono stato protagonista, allegandovi delle bollette per meglio illustrarla (ho nascosto i miei dati personali).
Ho una residenza secondaria in Carnia in cui risiedo circa un mese all’anno, più precisamente nel comune di Ovaro.

Nucleare, il governo affossa il referendum Con 313 sì la Camera vota la fiducia

Con il voto di fiducia al decreto Omnibus oggi la Camera approverà la moratoria sulla costruzioni di impianti in Italia. Tentando di rendere inutile il voto del 12 e 13 giugno prossimo quando i cittadini saranno chiamati a decidere anche sull'abrogazione del legittimo impedimento. Per l'Idv però il passaggio odierno in aula è inutile: "Poi toccherà alla Cassazione"

La Camera affossa il referendum sul nucleare. Con 313 sì e 291 no l’aula ha votato la fiducia, come chiesto dal governo, al cosiddetto “decreto Omnibus” nel quale è inserito anche l’emendamento che abroga le norme che aprivano la strada alla costruzione in Italia di nuovi impianti nucleari. La “responsabile pausa di riflessione” che il ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani, aveva annunciato agli inizi di marzo, a seguito della tragedia di Fukushima, ha dunque partorito la decisione di togliere ai cittadini la possibilità di esprimersi il 12 e 13 giugno su eventuali centrali da realizzare nel Paese. Il timore maggiore per la maggioranza era il raggiungimento del quorum, considerato che contestualmente al referendum sul nucleare si vota anche quello sull’abrogazione del legittimo impedimento. Silvio Berlusconi, del resto, lo aveva detto: l’effetto Giappone potrebbe riempire le urne. La volontà della maggioranza non è rinunciare alla partita nucleare ma piuttosto rimandare la questione. E se si priva di interesse la tornata referendaria è meglio. Toccherà però alla Cassazione decidere.

www.ilfattoquotidiano.it

lunedì 23 maggio 2011

India, ogni 30 minuti un contadino si suicida

 di Slow Food - 17 Maggio 2011

Un rapporto del Center for Human Rights and Global Justice rivela che ogni 30 minuti un contadino indiano si suicida, intrappolato da debiti ed interessi da pagare. Il report si sofferma in particolare sulla crisi del settore cotoniero, progressivamente finito nelle mani di multinazionali straniere.


Ogni 30 minuti un contadino indiano si toglie la vita. Dal 1995 sono 250.000 i lavoratori della terra che si sono suicidati. Numeri crudi di una crisi umanitaria, economica, sociale mostrata in un rapporto del Center for Human Rights and Global Justice (CHRGJ).

Ma cosa ha provocato questa ondata di suicidi?
Negli ultimi 20 anni, riforme economiche, incluse la cancellazione dei sussidi all’agricoltura e l’apertura deregolamentata dell’India al libero mercato internazionale delle derrate alimentari – hanno provocato l’aumento dei costi di produzione, caduta dei prezzi e quindi dei profitti degli agricoltori, distorsioni del mercato.
Il risultato è stato che i produttori su piccola scala si sono ritrovati in una trappola fatta di debiti e interessi da pagare. Molti di loro, perse le speranze, arrivano a togliersi la vita.

Il rapporto si sofferma soprattutto sulla crisi del settore cotoniero. L’industria è progressivamente finita nelle mani di multinazionali straniere che hanno promosso l’utilizzo del cotone transgenico Bt, perché più produttivo e resistente a malattie. Il problema è che questa specie di cotone 'miracoloso' necessita dell’abbondanza di due risorse che sono già scarse per i piccoli produttori: soldi e acqua. 
Gli agricoltori si sono indebitati per acquistare i semi del cotone Bt, ma quando il raccolto non ha dato i risultati sperati perché l’acqua era insufficiente, il contadino si è ritrovato con una montagna di debiti.

Monsanto “inventa” il melone

di Nicoletta De Cillis

23 maggio 2011 - L’Ufficio europeo dei brevetti (EPO) ha concesso alla multinazionale Monsanto il brevetto per una varietà di melone ottenuto con metodi di incrocio tradizionali. A denunciarlo è stata una coalizione che riunisce oltre 160 organizzazioni della società civile, “No patents on seed”, contrarie alla brevettabilità della materia vivente e che accusano la Monsanto di biopirateria.

Il 4 maggio 2011 l’EPO ha riconosciuto all’azienda biotech il brevetto EP 1 962 578 riguardante i semi e i frutti di una varietà di melone resistente al virus CYSDV (Cucurbit yellow stunting disorder virus), ottenuto introducendo un gene per la resistenza all’agente patogeno derivato da una pianta della specie Cucumis melo varietà agrestis, che cresce spontanea in molte aree dell’Africa e dell’Asia.

La coalizione contesta la decisione dell’EPO in quanto, nel dicembre 2010, l’Ufficio brevetti aveva stabilito che semi e piante prodotti con metodi di selezione convenzionale, quale il melone in questione, non possono essere brevettate. Il prodotto della Monsanto non è infatti una “invenzione” ma una pianta ottenuta attraverso la selezione assistita da marcatori molecolari (MAS), una tecnica che utilizza le conoscenze di biologia molecolare vegetale per selezionare varietà con particolari caratteristiche senza ricorrere alla tecnica del DNA ricombinante.

 

La Monsanto è accusata inoltre di aver compiuto un atto di biopirateria per aver chiesto il brevetto su una varietà sviluppata da un’azienda sementiera olandese da lei acquisita, la DeRuiter, che originariamente aveva sviluppato con tecniche convenzionali la varietà resistente al particolare virus utilizzando le parentali selvatiche indiane. La concessione del brevetto, sostengono le organizzazioni, bloccherebbe per sempre l’accesso al materiale genetico utile per salvare le colture dagli agenti infestanti e garantire la sicurezza alimentare.

www.fondazionedirittigenetici.org 

Il nuovo logo di Starbucks

Starbucks Corp. ha presentato ieri il suo nuovo logo, che sarà composto ormai soltanto dalla famosa sirena verde e perderà quindi la scritta “Starbucks Coffee”.

Starbucks è una catena internazionale di caffetterie nata a Seattle che negli anni si è guadagnata fiumi di appassionati frequentatori in giro per il mondo, tanto da avere oggi oltre diciassette mila negozi in quarantanove paesi diversi. Gli italiani la conoscono solo per via delle loro esperienze di vita o turismo all’estero, dove molti ne sono stati conquistati e altri infastiditi dalle pretese di imitazione del “nostro caffè”: in Italia non ci sono punti vendita di Starbucks e a lungo la stessa azienda ha detto di non avere progetti per il nostro Paese, vista la diffusione capillare di bar in cui è possibile consumare caffè e cappuccino a prezzi di gran lunga inferiori di quelli offerti dalla catena. Per non parlare dei rischi della sfida alla “tradizione italiana” del caffè. Qualche mese fa però hanno cominciato a circolare alcune voci riguardo l’imminente apertura di due negozi Starbucks, a Roma e a Milano.

Durante il 2011 ricorre il quarantesimo anniversario dalla fondazione di Starbucks, che intende marchiare l’evento con un nuovo logo che segni il passaggio della società in “un nuovo capitolo della nostra storia”. Il presidente di Starbucks, Howard Schultz, ha spiegato le ragioni del cambio in un articolo pubblicato sul sito della società. Schultz scrive che “la sirena è stata lì per tutti i quarant’anni della storia di Starbucks” e che comunque il nuovo logo – che comincerà a essere utilizzato in giro dal prossimo marzo – non sarà l’unica novità in vista per la società in occasione del quarantennale.

domenica 22 maggio 2011

Qualunquemente con Antonio Albanese

Dal film "Qualunquemente" con Antonio Albanese, ho tratto degli spezzoni significativi a mio parere (il film merita di essere visto) e una bella intervista ai protagonisti.

Trailer


Duello televisivo Cetto la Qualunque contro De Santis


Intervista e ultimo ciak sul set


Cetto e il figlio Melo. Frase topica "Presto io sarò sindaco, quindi per legge tu vicesindaco"

Video: Otto il cane più vecchio del pianeta

Video: Coccole e giochi tra un gatto e un pappagallino

Video: Coccole tra un delfino e un gatto

Video: La spesa in un supermercato

Due donne fanno a botte in un supermercato per l'ultimo pacco di pane.
Data: 21/05/11

P.s Spero non sia successo veramente! 

venerdì 20 maggio 2011

Max Paiella imita Cicchitto "Umile servitore"

Dalla trasmissione "Parla con me" condotta da Serena Dandini del 30 marzo 2011

Esilarante parodia! A un certo punto la lingua di Cicchitto prolassa....chissà perchè?!

Tv popolare, partono le sottoscrizioni per la televisione “solidale”

di Eleonora Bianchini

 Nasce il progetto di una rete interamente finanziata dal basso. 20mila quote da 25 euro e 154 associazioni per partire. Programmi in chiaro su più supporti e tre minuti di pubblicità al massimo per ogni ora di trasmissione


Una tv indipendente e libera, dove il palinsesto è deciso dal basso. Sarà lanciata venerdì la campagna per le sottoscrizioni di Tv Popolare, il primo canale a trasmettere su web, digitale terrestre e satellite a ispirarsi al modello di business dei gruppi di acquisto solidale. Un progetto che intende dare battaglia ai grandi colossi delle tv commerciali e vuole camminare da subito sulle sue gambe: o i cittadini ci credono e rinnovano anno dopo anno la fiducia altrimenti muore. 

I servizi trasmessi parleranno di etica e sviluppo, dalla ricerca alla solidarietà internazionale e il punto di pareggio è fissato a 20mila sottoscrizioni (ciascuna da 25 euro), oltre a quelle di 154 associazioni, organizzazioni no profit e imprese etiche che si impegnano a sponsorizzare i format. 

Saranno finanziatori, non committenti per garantire che l’informazione resti super partes. E per ogni ora è previsto un massimo di tre minuti di pubblicità. Nemmeno sarà una pay-tv, perché anche chi deciderà di non pagarla potrà comunque vedere i programmi sui supporti che li trasmettono.



“Il progetto è nato nel 2003 da alcune associazioni che volevano creare uno spazio informativo interessante e variegato, lontano dalle tv commerciali”, spiega Davide Scalisi, tra i fondatori di TvPopolare. “Dopo la legge Gasparri e in seguito con il Testo Unico della radiotelevisione le associazioni erano soggette a meno vincoli sul capitale sociale ma era consentito fino al 5% di spot. Paletti che hanno causato la morte di molti progetti indipendenti”, spiega Scalisi. 

“Il Tg1 fa informazione di parte”. A Milano i montatori ritirano la firma dai servizi

di Luigi Franco
 
Hanno inviato una lettera al direttore Augusto Minzolini, in cui esprimono "forte dissenso" per le scelte editoriali. E chiedono il ripristino della "reale obiettività della notizia". Non solo. La protesta è collegata anche alle scelte artistiche che, dicono, non sempre vengono rispettate 
Se sull’informazione di parte del Tg1 i giornalisti fanno spallucce, a ribellarsi ci pensano i montatori della sede Rai di Milano. Che, “sempre più distanti” dalle scelte editoriali di Augusto Minzolini, hanno deciso di ritirare la firma dai loro servizi. Un gesto forte per difendere la loro dignità professionale.

In una lettera inviata al direttorissimo e condivisa all’unanimità, i 25 montatori di corso Sempione “esprimono il loro forte dissenso nei confronti di un’informazione parziale e coartata”. E non riconoscendosi nella linea di Minzolini, “sia come professionisti del settore giornalistico che come utenti della televisione pubblica, ritirano la firma dai propri servizi del telegiornale in attesa di un cambio nella gestione e di un ripristino di quella che dovrebbe essere una reale obiettività della notizia che restituisca al Tg1 la dignità che gli deve appartenere in quanto prima fonte d’informazione del Paese”.

Chi si occupa di montaggio nella sede milanese, lo fa per tutte le testate della Rai. Perché togliere la firma solo dai servizi mandati in onda dal Tg1? “Questo telegiornale dà notizie di parte – spiegano i montatori a ilfattoquotidiano.it -. Noi siamo lavoratori tenuti a prestare un servizio pubblico. E ora vogliamo difendere proprio la dignità di questo servizio pubblico”. L’ultimo episodio a far discutere nei corridoi di corso Sempione è di lunedì scorso. Il Tg1 ha un’inviata nella sede del comitato elettorale di Giuliano Pisapia. Ma è meglio non lanciare il collegamento, visto che le proiezioni danno il candidato del centrosinistra in vantaggio.

I montatori lamentano pure che l’autonomia nelle scelte artistiche non è sempre garantita. E le macchine con cui lavorano sono obsolete: “Mancano gli investimenti. E’ quasi un miracolo riuscire ad andare in onda”. Ma quello che più li irrita è come il Tg1 fa informazione. “Un telegiornale – dicono – che è sempre più di costume e sempre meno di notizie. Contribuiamo al processo di messa in onda e ora preferiamo tirarcene fuori: non vogliamo più che i nostri nomi partecipino a questa disfatta”.

La decisione dei montatori segue di un anno quella di Maria Luisa Busi, che in polemica con il proprio direttore, aveva scelto di non condurre più l’edizione delle 20 del Tg1. Non potendo togliere la firma, per salvare la sua professionalità la Busi aveva deciso di levare la faccia. Un gesto che seguiva i contestati editoriali di Minzolini e l’epurazione dal video dei non allineati Tiziana Ferrario, Piero Damosso e Paolo Di Giannantonio. In un anno le cose al Tg1 non sono certo cambiate. E se i giornalisti non dicono “basta”, tocca farlo ai montatori.

Pdl: via le bandiere a favore dei referendum I vigili costretti a rimuoverle casa per casa

di Matteo Incerti

Un consigliere comunale è andato a ripescare una vecchia norma del 1956: i vigili urbani costretti a fare gli straordinari per far rimuovere ogni riferimento che invita al voto. Il sindaco (del Pd): "Io non lo avrei mai fatto, ma sono stato stato costretto a procedere. Anche se sono riuscito a far sospendere i 1000 euro di multa". Il costituzionalista Valerio Onida: "La legge parla chiaro, sarebbe stato obbligatorio procedere"

Tutto è partito dalla denuncia di un consigliere comunale del Pdl di Novellara che ha visto sventolare da diversi balconi di abitazioni del suo paese, le bandiere “Si al referendum per l’acqua pubblica“. Utilizzando una vecchia norma elettorale del 1956, l’esponente di centrodestra ha fatto denuncia e segnalato la questione al prefetto di Reggio Emilia, obbligando i vigili del Comune ad andare di casa in casa e togliere i vessilli.

Zelanti i rappresentanti della polizia municipale del Comune governato dal centrosinistra, hanno richiesto la loro rimozione. “E’ stata fatta propaganda elettorale in zone non autorizzate”, spiega la consigliera del Pdl Cristina Fantinati. “Cè una legge che lo impedisce”. E, se anche mai utilizzata nel caso di bandiere appese ai balconi, la legge in realtà darebbe ragione al consigliere del Pdl.

E secondo il costituzionalista Valerio Onida, già presidente della Corte Costituzionale, interpellato dal fattoquotidiano.it “la legge parla chiaro e quindi non si possono espore bandiere sui balconi. La ratio della legge che regola la campagna elettorale tende a impedire che ci siano manifestazioni del pensiero rivolte al pubblico al di là dei luoghi prestabiliti. Quindi è chiaro che se uno mette fuori dalla sua finestra o dal suo balcone rivolto verso la pubblica strada è rivolto al pubblico”.

giovedì 19 maggio 2011

Sky cancella Current Italia, Al Gore a Roma per il via a una campagna contro la chiusura

L'ex vicepresidente americano sostiene che la decisione è stata presa a New York in risposta all'assunzione di un conduttore particolarmente inviso a Murdoch. Ma dal quartier generale milanese precisano: "Non abbiamo rinnovato il contratto perché volevano il doppio dei soldi a fronte di un calo degli ascolti"
Sky ha dato il benservito a Current Italia, il dorso italiano dell’emittente televisiva fondata in America sei anni fa dall’ex vicepresidente Usa Al Gore assieme a Joel Hyat. A luglio verranno infatti interrrotte le trasmissioni del canale che nel nostro paese dal 2008 fanno parte dell’offerta della piattaforma Sky.

“Un abuso di potere”, ha detto lo stesso Al Gore in un’intervista al Guardian. Alla base della decisione della News Corporation, la società di Rupert Murdoch proprietaria di Sky Italia, c’è la decisione di Current Usa di assumere Keith Olbermann, un conduttore liberal spesso protagonista di accese invettive contro il tycoon australiano e il suo impero mediatico.

“La News Corporation è una multinazionale con un programma politico molto preciso – attacca il premio Nobel americano – E quando ci sono voci che contrastano con la linea di Murdoch, lui semplicemente le spegne”.

La decisione di chiudere Current Italia non è stata presa nel quartiere generale di Santa Giulia a Milano, ma direttamente a New York come ritorsione all’annuncio del lancio di un nuovo programma condotto da Olbermann, anchorman televisivo di chiare simpatie di sinistra, particolarmente inviso a Murdoch.

Ma c’è di più. Secondo Al Gore, la decisione di mettere il bavaglio a Current ha anche a che vedere con le vicende di casa nostra. Il canale satellitare ha spesso mandato in onda inchieste e documentari critici verso Silvio Berlusconi e il suo governo e “Sky Italia – ha aggiunto Al Gore – sta trattando con l’esecutivo per entrare nel mercato del digitale terrestre. E ha bisogno del via libera di Berlusconi”.

A stretto giro è arrivata la risposta del network satellitare che imputa a Current la responsabilità della risoluzione del contratto. “Quando il contratto cè giunto alla sua naturale scadenza, Sky Italia ha proposto un rinnovo con un’offerta in linea con il mercato e con le performance di Current – si legge in un comunicato – Ma il management di Current TV ha ritenuto di non rispondere neanche a questa offerta, richiedendo invece un aumento dei corrispettivi da parte di Sky pari al doppio di quelli attuali. Questa scelta ha dunque portato, nostro malgrado, alla decisione di non rinnovare questo rapporto”.

 

La notizia della cancellazione imminente di Current ha provocato un terremoto in Italia. Al Gore in questi giorni si trova nel nostro paese proprio per dare il via a una campagna di sensibilizzazione contro la decisione di Sky e questa sera ripeterà il suo appello dagli studi di Annozero quando sarà fra gli ospiti di Michele Santoro.

6^ Edizione di "Sport in Piazza" Agordo

Nella piazza di Agordo, quella che ancora oggi è chiamato il Broi, il 22 e 23 maggio ritorna la sesta edizione di Sport in Piazza, manifestazione dedicata a ragazzi e genitori con tanto sport, divertimento e manifestazioni per sensibilizzare i ragazzi e le famiglie all'importanza della pratica dello sport.
Due giorni di party e dimostrazioni. Non solo sport e divertimento, ma anche attenzione alle problematiche del sociale. Inoltre, sabato pomeriggio a partire dalle ore 17.30 Nutella Party e domenica Pasta Party. 

Le novità di quest'anno sono: l'equitazione, educazione cinofila e il volo.


Domenica 22 maggio dalla 10,00 alle 18,00 presso le scuole elementari, l'Aeroclub Belluno presenterà le specialità Volo a Vela (aliante) e VDS (aerei ultraleggeri).



In particolare sarà montato un aliante nel piazzale delle scuole elementari grazie al quale si terranno delle mini lezioni di volo ai ragazzi. Nella piana di Tamonich sarà presente un aereo che porterà in volo chi ha il desiderio di avvicinarsi a questa specialità.

5x1000: Associazione Luca Coscioni


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È una donazione che non ti costa nulla. 
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L'Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica è stata fondata il 20 settembre 2002 da Luca Coscioni, malato di sclerosi laterale amiotrofica e leader politico radicale della campagna per la libertà di ricerca sulle cellule staminali embrionali, per «promuovere la libertà di cura e di ricerca scientifica, l'assistenza personale autogestita e affermare i diritti umani, civili e politici delle persone malate e disabili».
Oltre alla campagna per la libertà di ricerca e la laicità, l'Associazione Luca Coscioni ha condotto e conduce moltre altre battaglie per i diritti dei malati, dei disabili e per una società che garantisca a tutti le cure, la libertà individuale, e condizioni più umane di vita.
Queste le sue principali campagne:

  1. Vita indipendente
  2. Libertà di parola
  3. Libertà di lettura  
  4. Il diritto di voto dei malati intrasportabili 
  5. RU-486 e pillola del giorno dopo  
  6. Eutanasia e testamento biologico   
www.lucacoscioni.it 

Campagna "Io non costringo, curo."



Non si ferma la mobilitazione dei medici e degli operatori sanitari contro il disegno di legge Calabrò, in vista della ripresa dei lavori del 18 maggio. Ieri (27aprile N.d.R.) infatti alla Camera si è consumata una vicenda sconcertante, con l'ennesimo uso strumentale di una legge che avrà ricadute negative non solo sulla libertà di scelta dei cittadini, ma anche sulla deontologia e la professionalità del mondo sanitario.
 

Dopo la consegna al Presidente Fini delle prime 10.000 adesioni, avvenuta ieri, con il terzo spot della campagna invitiamo i medici e gli operatori sanitari che non lo avessero ancora fatto a unirsi al nostro appello e i cittadini a sostenerci, sul nostro sito www.fpcgil.it/iononcostringocuro
 

mercoledì 18 maggio 2011

Microsoft su Skype La piattaforma Voip acquistata per 8,5 miliardi di dollari.

di Giuliano Di Caro

Alla fine Microsoft c'è riuscita. Il 10 maggio è stato siglato l'accordo dell'acquisto di Skype per 8,5 miliardi di dollari (leggi l'analisi economica dell'acquisizione di Skype dal colosso di Redmond). I rumour su una possibile acquisizione da parte del gigante di Bill Gates del servizio di telefonia web più popolare del mondo si rincorrevano da settimane. Prima aveva tentato Google, cinque giorni fa Facebook e ora Microsoft.L'unica che è riuscita a portare a termine la missione.

The Skype Affair

Una telenovela che è andata avanti a suon di indiscrezioni e cifre roboanti.  Microsoft ha deciso di mettere sul piatto 8,5 miliardi di dollari per acquistare la piattaforma Voip, (Voice over internet protocol), che permette di parlare gratuitamente tra due computer connessi al web o chiamare numeri telefonici a tariffe molto vantaggiose.
L'OFFERTA E LA PROPOSTA DI FACEBOOK. Il prezzo che l’azienda fondata da Bill Gates ha deciso di pagare per Skype, fondata nel 2003, è più che doppio rispetto alla presunta offerta tra i 3 e i 4 miliardi di dollari del social network di Mark Zuckerberg.
Di necessità, d’altronde, tocca far virtù. E Microsoft ha bisogno di Skype più di Facebook, che col suo oltre mezzo miliardo di utenti, gli introiti pubblicitari in crescita, la popolarità dei suoi giochi online e il lancio dei Facebook credit è già pienamente attrezzata per la contemporaneità digitale.


OLTRE A OFFICE C'È DI PIÙ.  

Tutt’altra storia invece per Microsoft, azienda la cui maggioranza dei profitti arriva ancora dalla vendita del sistema operativo Windows e dalla suite di Office. Microsoft ha insomma bisogno di svecchiare il suo meccanismo di guadagno, ancorato a un modello sorpassato dai social network e, sul versante cruciale del mobile, dagli store di app digitali, dove spadroneggiano Apple e Google. Quello con Skype sarebbe dunque un matrimonio di convenienza. Per entrambi.

Report Rai3- I giornali indipendenti italiani



Il mondo dell'editoria è in crisi da tempo: nei primi 45 giorni di quest’anno le vendite in edicola sono calate del 5%. Sono in molti a pensare che aprire un giornale equivale ad un investimento a perdere. Eppure c'è chi credendo nelle proprie potenzialità, ha deciso di mettere in gioco la propria professione e dimostrare che in Italia è ancora possibile invertire questa tendenza. Siamo entrati nelle redazioni del Il Fatto Quotidiano e di Lettera 43 per capire come hanno fatto… 

Puntata del 10/04/2011 www.report.it