di Alessio Pisanò | 3 dicembre 2011 www.ilfattoquotidiano.it
Dall'allevamento di Brescia migliaia di beagle finiscono nei
laboratori di tutto il mondo. Una sponda ora potrebbe venire
dall'Europarlamento per le denunciate "inadempienze amministrative" alla
Procura
A dieci giorni dall’ultima manifestazione,
dieci animalisti hanno iniziato uno sciopero della fame contro quello
che considerano “un lager del XXI secolo”, il canile
“Green Hill” di
Brescia. Manifestanti venuti anche da lontano, per consegnare al sindaco
Enela Zanola circa 17 mila firme raccolte dal Comitato
“Montichiari contro Green Hill”
e chiuse in una scatola con tanto di biglietto natalizio.
“Se questa
disumana e vergognosa fabbrica di cani non chiuderà i battenti, le
promettiamo che torneremo in piazza e che le consegneremo migliaia di
altre firme. Le chiediamo, a nome nostro, dei firmatari della petizione e
soprattutto a nome dei beagle, di non lasciare cadere nel vuoto la
nostra richiesta. Non ci accontentiamo di promesse! Vogliamo la chiusura
definitiva ed effettiva di questo allevamento. È l’unica soluzione
possibile per questo inquietante caso di rilevanza ormai nazionale. La
impone la coscienza».
Nel pomeriggio i manifestanti si sono spostati di fronte all’Asl per
denunciare quelli che ritengono “controlli scarsi e inefficienti” sulla
salute dei cani beagle che vengono allevati nel centro per poi essere
venduti ai laboratori di sperimentazione di tutta Europa e oltre.
Troppe, secondo loro, le cose che non vanno in quello che il sindaco
Zanola ha definito un “soggiorno per cani”, anche se ad oggi l’unico
appiglio che potrebbe portare alla sua chiusura è di mera natura
amministrativa. Alla procura di Brescia risulta infatti un’istanza di
chiusura motivata “dall’assenza del registro di carico e scarico, ovvero
la tracciabilità dei cani allevati da Green Hill”.
In Europa la vivisezione non è vietata, ma solo regolamentata. Nel
settembre 2010 il Parlamento europeo ha approvato in via definitiva e
sotto un fuoco di critiche incrociate la nuova
Direttiva 63/2010
“sulla protezione degli animali utilizzati a fini scientifici”
che non prendeva in considerazione le richieste principali degli
animalisti. Nel particolare la possibilità per gli Stati membri di
adottare misure più restrittive, maggiori incentivi ai metodi di
sperimentazione alternativi e più tutele per i primati non umani.
Qualche passo avanti è stato comunque fatto rispetto al precedente testo
del 1986, come maggiori e più dettagliate ispezioni in laboratori e
allevamenti, soglie del dolore limitate durante i test, qualche
salvaguardia aggiuntiva per i primati non umani e maggiore
regolamentazione nell’allevamento, crescita e trattamento della cavie da
laboratorio. Inutile dire che gli animali restano insoddisfatti di
fronte a una normativa secondo loro “miope e che si rifiuta di guardare
al futuro”, come affermò l’
Enpa (Ente Nazionale Protezione Animali).
Ma la battaglia in Europa potrebbe non essere finita. Al Parlamento europeo risulta pendente
una petizione iniziata nel dicembre 2010 da un’italiana,
Roberta Fornasari,
che chiede espressamente all’Ue “di abolire e di eliminare
immediatamente ogni forma di vivisezione, o sperimentazione animale, in
quanto metodo obsoleto, mai validato scientificamente e che non offre
una garanzia scientifica per la tutela della salute e della sicurezza”.
Il corso delle petizioni in Europa è piuttosto lungo, e sembra difficile
che si riesca facilmente a modificare una direttiva Ue frutto di un
anno e mezzo di compromessi istituzionali.
Tornando a Green Hill e in attesa di una decisione sull’istanza di
chiusura del sindaco di Montichiari, una sponda potrebbe venire proprio
dall’Europarlamento per le denunciate “inadempienze amministrative” alla
Procura. “Il Fascicolo Green Hill è già aperto sul mio tavolo”, ha
detto
Andrea Zanoni, eurodeputato Idv che ha preso parte alla manifestazione.
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