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sabato 9 marzo 2013

Acido lattico per decontaminare carcasse bovine: sì dell'Ue

La Commissione europea con il benestare dell'Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) ha autorizzato l'importazione di carcasse di bovini trattati con una sostanza chimica naturale, l'acido lattico, per eliminare i germi patogeni. Questa pratica, che entrerà in vigore dal 25 febbraio, potrà essere usata, per estensione e a determinate condizioni, anche dal produttore europeo.

di Tamara Mastroiaco - 6 Febbraio 2013  www.ilcambiamento.it


Il Regolamento Ue è stato pubblicato il 4 febbraio sulla Gazzetta Ufficiale dell'Unione europea; esso riguarda l'impiego di acido lattico per ridurre la contaminazione microbiologica superficiale delle carcasse di bovini ed entrerà in vigore il prossimo 25 febbraio.

carcasse animaliGli Stati Uniti, dove questa pratica è ampiamente diffusa, potranno aumentare così la quota di esportazioni di carne in Europa e i produttori europei, invece, potranno usarla rispettando le buone prassi igieniche “dal produttore al consumatore”. Fino al 4 febbraio la legislazione europea non permetteva di trattare le carcasse degli animali (bovini, pollame e suini) con delle sostanze chimiche per eliminare i germi patogeni; la situazione era diversa in altri paesi e soprattutto negli Stati Uniti.
Il dibattito sulla possibilità di introdurre anche in Europa questa pratica è andato avanti per decenni. Il rispetto delle regole igienico-sanitarie previste lungo l'intera filiera produttiva, dall'allevamento alla distribuzione, avrebbe dovuto garantire l'assenza di pericoli per i consumatori. In verità, è molto difficile poter evitare che le carcasse di animali possano non essere contaminate da germi patogeni.
I pericoli sono tanti e differenti: gli animali stabulati negli allevamenti possono avere malattie non facilmente diagnosticabili, le carcasse degli animali possono accidentalmente essere contaminate dal contenuto intestinale nella fase della macellazione, gli animali sani possono entrare in contatto con gli animali malati durante la fase di trasporto e infine, se ammalati, gli operai possono contaminare gli animali con microrganismi patogeni.

venerdì 11 gennaio 2013

Bolivia: McDonald’s se ne deve andare

McDonald's, il gigante del fast-food, è stato costretto a lasciare la Bolivia. Complice la caduta dei profitti in un Paese che ad omologarsi al panino globale ancora non ci sta. I boliviani, particolarmente gelosi della loro cultura e delle loro tradizioni, hanno mostrato al mondo intero che, a volte, per essere padroni in casa propria basta fare delle scelte piuttosto che altre.

di Andrea Bertaglio - 26 Gennaio 2012 www.ilcambiamento.it

mcdonalds boliviaNonostante il dominio indiscusso di banche e multinazionali, succedono ancora cose in grado di stupire, o di fare sperare che un giorno si potrà finalmente liberare il mondo dal giogo del capitalismo di rapina che lo sta letteralmente soffocando. A fare credere in ciò è stata la chiusura di McDonald’s in Bolivia. Nonostante le milionarie campagne pubblicitarie con cui la multinazionale statunitense ha tartassato la popolazione locale, il colosso è stato abbandonato anche dall’ultima speranza, quella di riempire gli otto suoi nuovi 'ristoranti' nelle principali città del Paese andino.

Niente da fare, ai boliviani il McMenu proprio non va, ed il marchio più noto e diffuso del pianeta ha dovuto fare i bagagli e tornarsene mestamente a casa sua. I motivi sono molteplici e chi conosce meglio la Bolivia ritiene che questi non siano solamente di carattere ideologico.
Certo gli abitanti della Bolivia, noti per un forte mantenimento delle proprie radici, non provano molta simpatia per i gringos, né per tutti coloro che giungono con l’intenzione di sfruttare la loro terra e le loro risorse. Ma la vicenda di McDonald’s sarebbe collegata soprattutto ai gusti dei boliviani stessi, ancora indissolubilmente legati al concetto del buen vivir, in cui rientra anche un approccio genuino (e slow) con la cucina, e con un cibo locale dai prezzi ridotti, che non ha bisogno né di 'offerte' né di pubblicità.
L’amore dei boliviani per i panini e le patatine fritte della corporation statunitense durò in effetti solamente sei mesi, quelli seguenti l’apertura dei primi punti vendita della catena. In quei giorni, i nuovi negozi erano pieni, e al loro esterno si vedevano promettenti file di curiosi i quali, però, nonostante gli innumerevoli tentativi della multinazionale di rendere sapori e ambienti più consoni al gusto locale, decisero in fretta di non farvi più ritorno.

giovedì 10 gennaio 2013

Lavorare da McDonald’s? No grazie!

Da una settimana o più passa in televisione una pubblicità che mi piace, quella di McDonald, è fatta veramente bene, ti immedesimi con la compagnia, perchè da lavoro ai giovani che vivono in Italia e perchè nel 2013 ne darà ancora di posti di lavoro.Adoro il jingle McDonald, poi passati quei 30 secondi mi ricordo che offrono un cibo a prezzi stracciati perchè scadenti ma accessibili a tutti e sopratutto l'unico cibo disponibile per le persone non abbienti. Ecco la fortuna di McDonald: i poveri.

Guarda la pubblicità indovina chi è il regista?



Mc Donald's, lo spot che offre lavoro
"Lavorare in Mc Donald's" è lo spot filmato dal regista, premio Oscar, Gabriele Salvatores che ha scatenato le proteste della Filcams Cgil per l'annuncio di nuovi punti ristoro e tremila assunzioni. Il sindacato, in risposta allo spot, ha invitato la multinazionale del fast food a relazioni sindacali stabili e a "discutere di piano industriale e di investimenti, di aperture previste e di prospettive occupazionali". McDonald's, si afferma, "è una di quelle rare multinazionali del comparto della ristorazione commerciale/veloce, se non l'unica, ad essersi sistematicamente sottratta al confronto in ordine alla condivisione di un contratto integrativo aziendale"

di Paolo Ermani - 10 Gennaio 2013 Www.ilcambiamento.it

E' stata lanciata da McDonald's la campagna pubblicitaria sulle assunzioni: l'azienda annuncia di voler creare tremila nuovi posti di lavoro in Italia nei prossimi tre anni. La Cgil contesta l'offerta della multinazionale americana sostenendo che si tratta di impieghi precari. Inquinamento, nocività del cibo venduto, sfruttamento degli animali e disboscamento dovrebbero essere però le principali questioni da considerare prima di decidere di entrare a far parte della più nota catena di fast food del mondo.

McDonald’s recentemente sta pubblicizzando l’intenzione di assumere tremila lavoratori nei prossimi tre anni e, sfruttando il momento di forte disoccupazione, cerca di fare bella figura agli occhi dell’opinione pubblica.
Il sindacato ha contestato la pubblicità dicendo che si tratta soprattutto di lavoro precario. Peccato però non porsi il problema e la questione più importante e cioè: lavorare per McDonald’s è positivo, è giusto? McDonald’s è una delle multinazionali più aggressive e inquinanti del pianeta. Per rifornirla di carne vengono uccisi milioni di animali ogni anno in un olocausto di dimensioni anche difficilmente immaginabili.

giovedì 11 ottobre 2012

Altromercato- Equo x tutti





Torna per il quarto anno consecutivo, Equopertutti, "Essere equosolidali conviene a tutti".
Per due settimane, le Botteghe Altromercato offrono l’opportunità di acquistare tutti i prodotti Altromercato e Solidale Italiano Altromercato a condizioni speciali ed avvicinarsi così ad un modo critico e consapevole di fare la spesa.

Quest’anno l’iniziativa si propone con una veste inedita: coloro che effettueranno una spesa minima di 30 euro, riceveranno un buono spesa da 10 euro da utilizzare nel corso del mese di novembre per l’acquisto di prodotti Altromercato e Solidale Italiano Altromercato presso le Botteghe aderenti.
Equopertutti non si svolge solo nelle Botteghe Altromercato.

All’iniziativa, infatti, partecipano anche i supermercati Esselunga, NaturaSì, CuoreBio, Despar Aspia e oltre cento punti della distribuzione organizzata, che nelle due settimane di promozione offriranno ai propri clienti uno sconto del 20% su tutti i prodotti Altromercato: un’opportunità in più per apprezzare la qualità ed il gusto del Commercio Equo e Solidale.

Le promozioni Altromercato non gravano mai sul compenso corrisposto ai produttori.
Equopertutti ti aspetta dal 13 al 28 ottobre.

P.s  Per noi bellunesi la bottega Altromercato più vicina è quella Pace e Sviluppo (clicca qui)  a Vittorio Veneto, ma vi consiglio di andare a visitare l 'Altromercato store (clicca qui) a TV e la sede principale a TV.
Purtroppo le botteghe della provincia di Belluno, Samarcanda, anche quest'anno non aderiscono all'iniziativa.

Per quanto riguarda la grande distribuzione il supermercato Eurospar in viale Europa e il negozio Cuore Bio Ariele in via Feltre.

sabato 19 maggio 2012

Consumo di carne? "Non è un successo evolutivo"

Mentre aumenta il numero di persone che si avvicinano al veganismo, i mass media continuano a promuovere una dieta che includa alimenti di origine animale. Una vera e propria apologia della carne è ad esempio quella contenuta in un articolo recentemente pubblicato su L'Unità e al quale ha risposto il dottor Vincenzino Siani, presidente della Società Italiana di Nutrizione Vegetariana, smontando la teoria del “successo evolutivo dei carnivori”.

di Andrea Romeo - 15 Maggio 2012 www.ilcambiamento.it

 

mucca carne
È in continuo aumento il numero di persone che sempre più si avvicinano al veganismo, stanche delle menzogne raccontate in ambito alimentare dai media e da quei medici nutrizionisti che, per chissà quali ragioni, vorrebbero che ingurgitassimo quantità industriali di carne e derivati come fonti principali di calcio per evitare che ci si spezzi un femore da un momento all'altro (per dirne una).
Così mentre da un lato sempre più gente prende le distanze dal 'senso comune' che ci vorrebbe 'onnivori', poiché stanca della violenza recata ad altri esseri viventi per futili motivi culturali, dall'altro lato sembrerebbe che questa 'piccola rivoluzione' a qualcuno non vada proprio a genio. Abbiamo assistito agli esilaranti attacchi della Rai ai 'veganiani'(clicca e leggi l'articolo) attraverso i suoi 'vassalli', e adesso anche le testate giornalistiche nazionali lasciano carta bianca ai loro giornalisti sull'argomento, a prescindere dalle loro reali conoscenze scientifiche in ambito nutrizionale, specialmente riguardo al veganismo che si sa, in certi ambienti, è diventato una specie di 'Barone Rosso', un nemico da abbattere a qualunque costo.

Così un tale importante dibattito da cui dipendono le vite di milioni di esseri viventi (umani, animali e perché no, anche vegetali), viene affrontato in modo superficiale quando non addirittura del tutto aleatorio. Succede che se il giornalista - o lo scienziato - di turno è un amante della bistecca, l'uomo si trasforma magicamente in un 'carnivoro', magari estrapolando arbitrariamente frasi da una ricerca scientifica trovata in rete, ed interpretando i dati a proprio piacimento condendoli con un po' di retorica. Se invece a scrivere è un proselita della vecchia dieta mediterranea, ecco allora che lo scrittore predica l'onnivorismo. Infine, se a scrivere è qualcuno che rispetta la vita degli altri animali (e quindi un veg*ano), ecco che viene fuori che mangiar carne sia innaturale, sacrilego e l'uomo diventa di colpo un frugivoro.

A quanto pare il nostro essere carnivori, onnivori o frugivori è determinato dallo stato d'animo soggettivo di chi scrive più che da una certezza scientifica, e sembra dipendere interamente dai gusti culinari di questi. È così che i lettori si ritrovano in uno stato confusionale perpetuo e invece di ricevere informazioni sugli alimenti che dovrebbero essere più o meno adatti alla loro salute (e a quella degli animali che arriveranno nei loro frigoriferi), finiscono per 'raccogliere farfalle' per poi seguire il buon e vecchio 'senso comune' spesso personificato dalla TV e dai suoi “consigli per gli acquisti”, o peggio da idee sbilenche provenienti da tradizioni basate più sul mito che altro, e spesso obsolete.
Insomma, non è chiaro se i media vogliano informare (cosa che dovrebbe essere il loro obiettivo principale) o se intendano invece confondere le idee pubblicando articoli ora pro-vegetarismo ora contro, di proposito in modo del tutto casuale, onde mantenere lo status quo.

sabato 14 aprile 2012

Sosteniamo la spesa: le offerte di aprile di Altromercato

Dopo il mese di marzo, CTM Altromercato anche per il mese di aprile propone altri sconti sui prodotti alimentari. La campagna SOSTENIAMO LA SPESA, COLTIVIAMO I VALORI continuerà anche per il mese di maggio.

 Clicca qui per vedere tutti i prodotti

Ricordiamo che non tutte le botteghe del mondo hanno aderito all'iniziativa. Al produttore e alla bottega non viene ridotto il margine di guadagno, se ne fa carico il consorzio CTM Altromercato.

venerdì 13 aprile 2012

Mobilità sostenibile: sì alle biciclette 'contromano'

10 aprile 2012 www.ilcambiamento.it

La Direzione Generale del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha stabilito che in particolari circostanze (traffico modesto sulla tratta, velocità limitata, strada di larghezza ridotta) sarà possibile istituire un doppio senso di circolazione, di cui uno riservato ai ciclisti, in modo da estendere ulteriormente i percorsi ciclabili nei centri storici ed aumentare le condizioni di sicurezza per il transito dei ciclisti.

Le condizioni necessarie per applicare il doppio senso ‘limitato’ sono una larghezza della strada di almeno 4,25 metri, il divieto di transito al traffico pesante e il limite di velocità a 30 km/h o ZTL. In questo modo senza tracciare una corsia dedicata sarà possibile conciliare il doppio senso delle biciclette in una strada con una sola direzione di traffico veicolare.

Il ministero ha specificato che l'applicazione dei singoli casi sarà di competenza dei Comuni, che ne valuteranno la realizzazione in relazione alle specifiche situazioni.

giovedì 12 aprile 2012

Porta la sporta 2012-dal 14 aprile cominciamo a riusare

di Comuni Virtuosi - 12 Aprile 2012


Prende il via sabato 14 aprile la settimana nazionale Porta la sporta promossa da Comuni Virtuosi, WWF, Italia Nostra, Touring Club Italiano e Adiconsum. La manifestazione ha l'obiettivo di sensibilizzare l'opinione pubblica sulla necessità di ridurre lo spreco, superare la cultura dell'usa e getta e aderire a forme di consumo consapevole. 

 

Al via sabato 14 aprile la terza edizione della settimana nazionale Porta la sporta, che terminerà il 22 aprile per includere la Giornata Mondiale della Terra, come nelle edizioni passate. La manifestazione si propone di sensibilizzare l'opinione pubblica sulla necessità di ridurre lo spreco, superare la cultura dell'usa e getta e aderire a forme di consumo consapevole.
Riducendo drasticamente l'usa e getta, scegliendo prodotti fabbricati in maniera sostenibile che consumano meno energia, a basso impatto di imballaggio e che possano essere facilmente riparati e riciclati, i cittadini manderanno alla politica un forte segnale di volontà di cambiamento.

Le emergenze climatiche e ambientali possono essere affrontate solamente con la conversione dei nostri attuali modelli di sviluppo verso una sostenibilità globale. Di questo si discuterà nel summit internazionale della Conferenza delle Nazioni Unite sullo Sviluppo Sostenibile che avrà luogo il prossimo giugno a Rio de Janeiro (RIO+20).
Non è pensabile affrontare le sfide ambientali ed economiche che ci aspettano senza alleanze e lavoro di squadra. Per questa terza ed ultima edizione dell'evento annuale si sono uniti a noi gli oltre 100 Comuni e 14 Provincie con cui abitualmente già collaboriamo, e una importante rappresentanza del mondo della Grande Distribuzione Organizzata Nazionale. Sono oltre 23 le insegne della GDO che vogliamo citare e ringraziare sottolineando che la loro collaborazione ci ha permesso di concretizzare nel nostro paese un piccolo precedente 'virtuoso'.

Non c'è stata infatti alcuna campagna come Porta la Sporta - neanche a livello internazionale - che abbia riunito, anche solo per un singolo evento, e sotto un unico slogan un numero così importante di aziende. Questo risultato dimostra che è possibile coinvolgere in progetti allargati di sostenibilità ambientale i più diversi soggetti (pubblici, privati, associazioni...) quando siano ben chiaramente identificati gli obiettivi comuni.

Prende il via sabato 14 aprile la settimana nazionale Porta la sporta promossa da Comuni Virtuosi, WWF, Italia Nostra, Touring Club Italiano e Adiconsum
 
Quest'anno aderiscono: Alì Aliper, Auchan, Billa, Crai, Coop Liguria, Coop Lombardia, Coop Piemonte (Novacoop), Coop Centro Italia, Coop Adriatica, Coop Trentino, Dimar spa (Mercatò, Bigstore, Maxisconto, Famila), Dao Conad, Despar Nordest, Esselunga, Iperdì e SuperDì, NaturaSì, Nordiconad, Tigre e Oasi, Simply Sma, Sogegross con Basko, Unicoop Tirreno e Unes Supermercati.

Parteciperanno inoltre per la prima volta alla manifestazione la sede di Eataly Torino e due Grandi Centri Commerciali: L'8 Gallery-Lingotto di Torino e I Gigli di Campo Bisenzio (FI), che coinvolgeranno i visitatori con l'ausilio di grandi poster, locandine e utilizzo di tutti i loro canali di comunicazione (dal comunicato stampa ai media ai social network).

domenica 1 aprile 2012

I jeans continuano a uccidere-campagna abiti puliti


Pubblichiamo il comunicato stampa della campagna abiti puliti con un po' di amaro in bocca. L'unica cosa che noi consumatori possiamo fare è essere informati e consapevoli dei nostri acquisti.
E' semplice, non comprare jeans effetto usato, schiarito, in qualsiasi negozio e sopratutto quello delle catene sottomenzionate. A noi consumatori la scelta non implica la vita o la morte, è soltanto moda, fashion per altri significa ammalarsi gravemente.
 
Questa è l'attrezzatura che bisogna indossare per eseguire l'operazione di sandblasting (sabbiatura)





 
 Questi sono gli operai senza abbigliamento protettivo mentre sbiancano i jeans

Inchiesta svolta in 7 fabbriche bengalesi : la sabbiatura abolita solo a parole

Ginevra 29/03/2012. 

Dopo la condanna ufficiale del sandblasting come tecnica di schiaritura dei jeans da parte di molti marchi internazionali del mondo della moda, la Campagna Abiti Puliti ha deciso di verificare sul campo le parole delle imprese, mandando alcuni ricercatori dell’AMRF in 7 fabbriche bengalesi per intervistare 73 lavoratori, di cui oltre la metà addetti alla sabbiatura.

I risultati dell’inchiesta (scarica il rapporto in italiano) sono allarmanti: in nessuno dei 7 stabilimenti la sabbiatura è stata definitivamente abolita, qualunque siano state le istruzioni dei committenti, e spesso viene eseguita di  notte in modo da non dare nell’occhio. I principali marchi identificati sono H&M, Levi’s, C&A, D&G, Esprit, Lee, Zara e Diesel, la totalità dei quali, ad eccezione di Dolce e Gabbana che ha sempre rifiutato di fornire informazioni sulle sue tecniche produttive, sostiene di avere abolito l’uso della sabbiatura nelle proprie filiere internazionali.

I comunicati stampa ufficiali non bastano, servono le azioni concrete che finora nessun marchio ha ancora messo in campo: le ispezioni sono rare e solo in queste occasioni gli addetti vengono muniti di dispositivi di sicurezza individuale; per il resto del tempo si opera senza precauzioni in ambienti saturi di polveri ad alto tenore di silice. Persino l’adozione del più semplice dei mezzi preventivi, l’uso di sabbia importata a basso contenuto di silice, viene totalmente omessa nella maggior parte delle fabbriche. In alcuni stabilimenti si è passato dalla sabbiatura manuale a quella meccanica, ma, essendo effettuata in ambienti aperti e in assenza di dispositivi di sicurezza adeguati, il livello di pericolosità è rimasto identico. Nessun tipo di formazione per i lavoratori e, soprattutto, per i medici, è stata realizzata, precludendo la possibilità di cure tempestive in caso di malattia. Il quadro si chiude con esempi evidenti di conflitti di interesse di aziende di abbigliamento facenti parte di gruppi che controllano organi di informazione e strutture sanitarie.

“La situazione è molto grave” dichiara Deborah Lucchetti della Campagna Abiti Puliti, “ al contrario di quanto sostengono pubblicamente, i marchi non sono disposti a modificare lo stile dei loro prodotti o a modificare i tempi e costi di produzione per permettere ai fornitori di adottare metodi alternativi che comportano lavorazioni più sicure, con il risultato di continuare a incentivare l’uso, clandestino o alla luce del sole, della sabbiatura.” “Ormai è noto da anni il rischio professionale di contrarre la silicosi per migliaia di lavoratori tessili ” continua Lucchetti, “ le imprese devono fare di più per eliminare definitivamente l’uso della tecnica potenzialmente fatale”