venerdì 18 maggio 2012

Delfinari europei sotto accusa, non sono a norma di legge

Il rapporto della WDCS, pubblicato a fine aprile, giudica i 34 delfinari presenti in 14 paesi dell'Unione europea come imprese commerciali non a norma di legge e poco educative. La richiesta all’UE, è quindi quella di eliminarli. Balene e delfini, ricordano gli esperti, non sono adatti per la vita in cattività e gli spettacoli.

di Lucia Russo - 8 Maggio 2012 www.ilcambiamento.it


delfinoL’affermazione è drastica. Secondo un dossier recentemente presentato sullo stato dei delfinari in 14 Paesi dell’Unione Europea, questi luoghi andrebbero tutti chiusi.
A condurre lo studio è la Whale and Dolphin Conservation Society per contro della coalizione europea ENDCAP, in collaborazione con la Born Free Foundation. La WDCS giudica che le strutture esaminate sono gestite come parchi turistici, dove l’esposizione dei cetacei è solo un mezzo per attrarre soldi e fare business. 

A giudizio del rapporto, nessuno dei 34 delfinari sparsi tra Belgio, Bulgaria, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Italia, Lituania, Malta, Olanda, Portogallo, Spagna e Svezia (i 14 paesi Ue interessati) è conforme ai requisiti previsti dalla legge (D.M. 469/2001).

La direttiva europea richiede una serie di criteri vincolanti per gli zoo e i delfinari, inclusa la divulgazione per il pubblico e l'attività di ricerca a beneficio della conservazione della specie.
Balene e delfini, ricordano tuttavia gli esperti, non sono adatti per la vita in cattività e agli spettacoli. Gli esemplari custoditi nelle strutture - spiega il responsabile di WDCS - soffrono di una mortalità più elevata rispetto a quella in natura, causata da un aumentato stress in un ambiente innaturale che ovviamente gli impedisce la libertà del mare aperto.
Ecco quindi l'appello alla Commissione europea e agli stati membri “perché si occupino con urgenza delle raccomandazioni contenute nel rapporto e si muovano al più presto per eliminare una volta per tutte queste imprese commerciali”.

mercoledì 16 maggio 2012

Consumi: in Italia abbiamo già finito il pesce di tutto l'anno

10 Maggio 2012 www.ilcambiamento.it


PeschereccioIl mare di Ulisse ed Enea, dei Greci e dei Fenici, di Foscolo e Montale brulicava un tempo di vita e riforniva di pesce fresco i popoli che abitavano le sue sponde. Così non è più. Pare infatti che il Mediterraneo sia destinato a restare disabitato, e che la stessa sorte debba toccare a tutti gli altri mari che circondano l'Europa, dal Mare del Nord alle coste ispano-portoghesi dell'Atlantico. A meno che non si intervenga subito e con decisione.

In Italia, il 21 aprile è stato il cosiddetto Fish Dependence Day, il giorno in cui il consumo di pesce nazionale supera la produzione annuale.

In pratica in quella data – ovvero in meno di quattro mesi - gli italiani hanno già consumato tutto il pesce che il paese è in grado di produrre nell'arco di un anno intero. Tutto il pesce che viene consumato in eccedenza è, per forza di cose, d'importazione.

L'anno scorso l'Fdd era scoccato il 30 aprile, 9 giorni dopo; nel 2006 era stato il 6 maggio, nel 2000 il 24 maggio e nel 1990 addirittura il 29 giugno.

I dati provengono dal rapporto annuale pubblicato da Ocean2012 e dalla New economics foundation e intitolato Fish Dependence – 2012 Update, The increasing reliance of the EU on fish from elsewhere. Il rapporto compara i dati relativi alla produzione ed al consumo di pesce dei singoli paesi membri dell'Unione europea e dell'Europa nel suo complesso. I risultati sono a dir poco sconfortanti.
Solo Finlandia e Danimarca riescono a pescare quasi tutto il pesce che consumano (i loro Fdd sono fissati rispettivamente al 21 ottobre e al 1 novembre). Il resto dei paesi europei non supera agosto.

venerdì 11 maggio 2012

Ucraina: tutti in piazza contro la strage dei cani randagi


 lav 5maggio 2012

Sensibilizzare l’opinione pubblica su quanto sta avvenendo in Ucraina, dove le autorità hanno eliminato con metodi crudeli tra i 20 e 30 mila cani randagi per “ripulire” le città in vista degli europei di calcio, e manifestare la solidarietà degli italiani verso i volontari generosamente impegnati per salvare il maggior numero possibile di animali. Questi gli obiettivi della manifestazione organizzata oggi, in piazza del Pantheon, a Roma, dalla Federazione Italiana Associazioni Diritti Animali e Ambiente, alla quale hanno partecipato Giorgio Panariello, Paolo Limiti, Gabriella Pession, Daniela Poggi e Riccardo Cucchi, voce radiofonica della nazionale italiana. Sono intervenuti i presidenti delle associazioni Fondatrici del nuovo soggetto: Carla Rocchi (Ente Nazionale Protezione Animali), Gianluca Felicetti (LAV), Michela Vittoria Brambilla (LEIDAA), Laura Rossi (Lega del Cane) e Massimo Comparotto (OIPA). E ancora Matilde Talli (Arca), Corinna Andreatta (Chiliamacisegua), Gian Marco Prampolini (LEAL). Tutti insieme per dire basta allo sterminio dei randagi, una tragedia che sta scuotendo le coscienze del mondo intero, puntualmente documentata dalle riprese del volontario Andrea Cisternino.