Il rapporto della WDCS, pubblicato a fine aprile, giudica i 34 delfinari presenti in 14 paesi dell'Unione europea come imprese commerciali non a norma di legge e poco educative. La richiesta all’UE, è quindi quella di eliminarli. Balene e delfini, ricordano gli esperti, non sono adatti per la vita in cattività e gli spettacoli.
di Lucia Russo - 8 Maggio 2012 www.ilcambiamento.it
A condurre lo studio è la Whale and Dolphin Conservation Society per contro della coalizione europea ENDCAP, in collaborazione con la Born Free Foundation. La WDCS giudica che le strutture esaminate sono gestite come parchi turistici, dove l’esposizione dei cetacei è solo un mezzo per attrarre soldi e fare business.
A giudizio del rapporto, nessuno dei 34 delfinari sparsi tra Belgio, Bulgaria, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Italia, Lituania, Malta, Olanda, Portogallo, Spagna e Svezia (i 14 paesi Ue interessati) è conforme ai requisiti previsti dalla legge (D.M. 469/2001).
La direttiva europea richiede una serie di criteri vincolanti per gli zoo e i delfinari, inclusa la divulgazione per il pubblico e l'attività di ricerca a beneficio della conservazione della specie.
Balene e delfini, ricordano tuttavia gli esperti, non sono adatti per la vita in cattività e agli spettacoli. Gli esemplari custoditi nelle strutture - spiega il responsabile di WDCS - soffrono di una mortalità più elevata rispetto a quella in natura, causata da un aumentato stress in un ambiente innaturale che ovviamente gli impedisce la libertà del mare aperto.
Ecco quindi l'appello alla Commissione europea e agli stati membri “perché si occupino con urgenza delle raccomandazioni contenute nel rapporto e si muovano al più presto per eliminare una volta per tutte queste imprese commerciali”.
