Mentre aumenta il numero di persone che si avvicinano al veganismo, i
mass media continuano a promuovere una dieta che includa alimenti di
origine animale. Una vera e propria apologia della carne è ad esempio
quella contenuta in un articolo recentemente pubblicato su L'Unità
e al quale ha risposto il dottor Vincenzino Siani, presidente della
Società Italiana di Nutrizione Vegetariana, smontando la teoria del
“successo evolutivo dei carnivori”.
È in continuo aumento il numero di persone che sempre più si avvicinano al
veganismo,
stanche delle menzogne raccontate in ambito alimentare dai media e da
quei medici nutrizionisti che, per chissà quali ragioni, vorrebbero che
ingurgitassimo quantità industriali di carne e derivati come fonti
principali di calcio per evitare che ci si spezzi un femore da un
momento all'altro (per dirne una).
Così mentre da un lato sempre più gente prende le distanze dal 'senso comune' che ci vorrebbe
'onnivori',
poiché stanca della violenza recata ad altri esseri viventi per futili
motivi culturali, dall'altro lato sembrerebbe che questa 'piccola
rivoluzione' a qualcuno non vada proprio a genio. Abbiamo assistito agli
esilaranti
attacchi della Rai ai 'veganiani'(clicca e leggi l'articolo)
attraverso i suoi 'vassalli', e adesso anche le testate giornalistiche
nazionali lasciano carta bianca ai loro giornalisti sull'argomento, a
prescindere dalle loro reali conoscenze scientifiche in ambito
nutrizionale, specialmente riguardo al veganismo che si sa, in certi
ambienti, è diventato una specie di 'Barone Rosso', un nemico da
abbattere a qualunque costo.
Così un tale importante
dibattito da cui dipendono le vite di milioni di esseri viventi (umani,
animali e perché no, anche vegetali), viene affrontato in modo
superficiale quando non addirittura del tutto aleatorio. Succede che se
il giornalista - o lo scienziato - di turno è un amante della bistecca,
l'uomo si trasforma magicamente in un
'carnivoro', magari
estrapolando arbitrariamente frasi da una ricerca scientifica trovata in
rete, ed interpretando i dati a proprio piacimento condendoli con un
po' di retorica. Se invece a scrivere è un proselita della vecchia dieta
mediterranea, ecco allora che lo scrittore predica l'onnivorismo.
Infine, se a scrivere è qualcuno che rispetta la vita degli altri
animali (e quindi un veg*ano), ecco che viene fuori che mangiar carne
sia innaturale, sacrilego e l'uomo diventa di colpo un frugivoro.
A
quanto pare il nostro essere carnivori, onnivori o frugivori è
determinato dallo stato d'animo soggettivo di chi scrive più che da una
certezza scientifica, e sembra dipendere interamente dai gusti culinari
di questi. È così che i lettori si ritrovano in uno stato confusionale
perpetuo e invece di ricevere informazioni sugli alimenti che dovrebbero
essere più o meno adatti alla loro salute (e a quella degli animali che
arriveranno nei loro frigoriferi), finiscono per 'raccogliere farfalle'
per poi seguire il buon e vecchio
'senso comune' spesso
personificato dalla TV e dai suoi “consigli per gli acquisti”, o peggio
da idee sbilenche provenienti da tradizioni basate più sul mito che
altro, e spesso obsolete.
Insomma, non è chiaro se i
media
vogliano informare (cosa che dovrebbe essere il loro obiettivo
principale) o se intendano invece confondere le idee pubblicando
articoli ora pro-vegetarismo ora contro, di proposito in modo del tutto
casuale, onde mantenere lo
status quo.